Il
Comitato del borgo è uno, ma il Piave lo spacca.
Fisicamente e dialetticamente, al punto che potrebbe
nascerne un altro. Centotrenta di loro hanno messo la
propria firma in calce a un documento che in buona
sostanza sancisce una sorta di frattura fra Borgo Piave e
Oltre Piave, fra via Uniera dei Zater e dintorni e via
Montegrappa. Lo spunto per affermare questa differenza è
venuto dalla riunione d'urgenza che il Comitato ha tenuto
mercoledì scorso per esprimere una posizione sulla
gestione dell'emergenza in via Miari, che ha stravolto
l'accesso e l'uscita dalla città sulla sinistra
Piave.Sono cittadini delle vie Uniera dei Zater, Rugo e
Caduti ponte San Felice, molti di quali gli stessi che due
anni fa, quando via Miari rimase chiusa completamente,
stesero lenzuola su balconi e finestre per una protesta
che ritennero poco condivisa dai dirimpettai d'Oltre
Piave. «La distanza presa dal Comitato nei confronti dei
residenti del Borgo in situazioni d'emergenza, oggi come
in passato - si legge nel documento - sicuramente non
contribuisce alla soluzione dell'attuale gravoso problema».
Esibendo il non indifferente numero di firme a chi li ha
definiti pochi abitanti, sostengono di «non avere mai
orientato l'amministrazione comunale verso scelte che
potessero danneggiare gli altri residenti della zona a
proprio vantaggio. Al contrario, l'intento è sempre stato
volto semplicemente a evidenziare la peculiarità dei
problemi del Borgo».
Gli
abitanti si sentono legittimati a questa presa di distanze
ricordando anche di «sopportare da decenni un traffico
sproporzionato alla strozzatura della strada che lo
attraversa e tanto meno alla tipologia delle case
prospicienti la via», che oggi si ripropone sia pure in
un'emergenza sempre più frequente. E avvertono: «Nel
caso in cui il Comitato non dovesse condividere tali
precisazioni, potremmo non considerarlo più come
referente e rappresentante». Al Comune riconoscono invece
come «non abbia mai voluto privilegiare una zona a
scapito di un'altra» sia durante i colloqui che nelle
soluzioni adottate.
Mentre
in riva al fiume al malcontento si aggiunge la polemica, i
lavori in via Miari proseguono. Si sta conficcando una
serie di micropali sotto la strada, per sostenerla ed
evitare il pericolo di cedimenti insorto con il passaggio
sempre più massiccio di mezzi pesanti negli ultimi dieci
anni. Dureranno tre settimane e solo dopo potranno
iniziare quelli di asportazione del materiale che si è
accumulato sulle reti di protezione con le quali è
ingabbiato un tratto di versante a monte. «Contiamo di
completare questo intervento nel giro di un mese e mezzo -
riferisce l'assessore delegato Vincenzo Agostini - mentre
gli uffici comunali stanno valutando la possibilità di
procedere a riprofilare il pendio per sottrargli pendenza
e quindi rischi di smottamenti». Il comandante della
polizia municipale, Massimo Belli, continua a mantenere
vigili nei punti strategici di quella parte della città,
per dare indicazioni agli automobilisti o impedire che i
Tir transitino in zone proibite ignorando le indicazioni.
Flavio Olivo