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IL GAZZETTINO
Giovedì 22 aprile 2004
Avanti con il programma delle rotatorie
L’INTERVISTA Prime valutazioni dell’assessore alla viabilità sul Piano del traffico. Allo studio un progetto di miglioramento del trasporto pubblico
Ora tocca a Cusighe e all’incrocio dell’ospedale. Le ipotesi per via Alzaia, Monte Grappa e il ponte della Vittoria

Assessore Monica Nevyjel, com'è andato l'avvio della seconda sperimentazione all'incrocio fra via Lungardo, il ponte Sarajevo e la galleria Belluno?«Bene. Non abbiamo avuto problemi in queste prime diciotto ore e le code si sono accorciate in modo netto». Lo spazio ristretto non crea problemi? «Per ora, no. Piccole rotatorie urbane sono molto comuni in altri Paesi, come la Francia». Ci sono stati incidenti? «No». Ci sono state lamentele o segnalazioni? «Non ne abbiamo avute». Quali sono gli scopi di questa seconda rotatoria? «Primo: rendere l'intersezione un punto pulsante dove il traffico non si ferma mai, perché ne abbiamo valutato la capacità dopo un'analisi del flusso di veicoli. Secondo: introducendo la svolta a sinistra in via Lungardo, scaricare strade inadatte, come lo sono via dell'Anta, Piazza S. Lucano e il ponticelllo che riporta in via S.Biagio. Diciamo che si vuole organizzare l'incrocio in modo molto più democratico».Sono passate due settimane dall'avvio della prima al Ponte Dolomiti: ha dato i risultati sperati? «Direi di sì». Quali sono i problemi che intendete risolvere con queste prime due iniziative? «L'accessibilità dalla Sinistra Piave alla città. La mattina in entrata si crea un tappo in via Monte Grappa davanti al semaforo. Una parte di traffico sale sulla Panoramica, un'altra svolta a destra per Uniera dei Zater, anche se non si potrebbe, un'altra ancora (160 veicoli) a sinistra in via Alzaia per il parcheggio di Lambioi. A queste lunghe code abbiamo cercato di mettere rimedio costringendo in via Miari le 160 auto prima dirette sul ponte della Vittoria e in via Alzaia. Il giro è più lungo ma più veloce di prima. Il risultato dovrebbe essere quello di decongestionare via Monte Grappa». E se non bastassero queste misure alla fine della sperimentazione? «Abbiamo alcune carte da giocare. Potremmo vietare la svolta di via Alzaia o istituire un senso unico solo in salita oppure chiuderla con la conseguenza di eliminare anche il semaforo alla fine del ponte».Molta attenzione è puntata, a torto o a ragione, sul Ponte della Vittoria, perché in fondo è il cordone ombelicale più diretto fra la città e la Sinistra Piave e il Castionese: quale sarà il suo ruolo? «Potremmo anche arrivare a invertirne il senso di marcia, ma non è questo lo scopo dell'intera manovra, semmai è un mezzo. Non è questo il problema. Agiremo sui tempi dei semafori per adattarli ai nuovi flussi. Faremo presto alcune valutazioni. Se le nuove misure non bastassero, potremmo allargare via Monte Grappa all'altezza del distributore, togliendo un po' ai marciapiedi, in modo da creare più spazio per le corsie. Solo come ultima possibilità invertiremmo il senso di marcia sul ponte, sapendo di dover ridistribuire il carico su altri punti neri e di doverne valutare costi e benefici».Quali saranno le prossime rotatorie? «Quelle di Cusighe e dell'ospedale. Saranno molto diverse, perché funzionali alla sicurezza più che alle code. Anche in questo caso prima conteremo le auto». Quando pensa di installarle? «Stiamo valutando. Tra l'altro le barriere New Jersey sono finite». Dovete fare i conti anche con una città particolare dal punto di vista della mobilità, con molti incroci e svolte difficili. «Per questo non esiste la soluzione. E' come se avessimo a che fare con un fluido da ridistribuire. Con grande attenzione e responsabilità». Servono altre iniziative per integrare la mobilità privata? «Il traffico di Belluno è minore che altrove, ma non ci esime dal cercare strade alternative. Spostarsi è un diritto e dobbiamo garantirlo diffondendo da una parte la cultura che esiste il problema del traffico eccessivo, dall'altra migliorando il trasporto pubblico». Secondo uno studio della Fondazione Caracciolo presentato alla Conferenza del traffico di Riva del Garda, un italiano su tre è si dice insoddisfatto del trasporto pubblico: è vero anche per Belluno? «Credo che sia un problema anche di abitudini, difficili da modificare se non attraverso l'informazione e la consapevolezza. Del resto alla mobilità si è dato un taglio sociale, oltre che ambientale, solo dagli anni Novanta».Andrebbe potenziato questo servizio e come per diminuire il traffico? «E' difficile ampliare l'offerta di chilometri, perché oggi la dovrebbe pagare il cittadino. Facendo leva su piccoli spazi di manovra nel bilancio comunale, stiamo progettando una razionalizzazione del servizio, cercando di ricavare dalle cosiddette ore di morbida risorse per un servizio diverso».

Flavio Olivo

 


 
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